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Intervista a Viviana Sirigu PDF Stampa E-mail
Parla Viviana Sirigu, titolare della azienda La Terra Dei Nuraghi  raggiunta al cellulare per una breve intervista.

M: Ciao Viviana, volevamo farti qualche domanda sulla vostra partecipazione al BIOFACH.


V: V: Certo! Figurati! Mi fa molto piacere!

M: Era la prima volta che la vostra azienda partecipava alla fiera?
V: Beh, era la seconda … ma era un po’ come se fosse la prima, nel senso che quest’anno ci siamo presentati in maniera più organizzata. Il primo anno avevamo deciso di essere presenti all’evento più per curiosità che altro, per conoscere e capire il BIOFACH, vedere come potevamo inserirci e quali prospettive poteva darci in termini di mercato.
M: Come avete conosciuto la Fiera?
V: Attraverso un po’ di passaparola con aziende che vi avevano partecipato, via internet e attraverso il bandi della Regione Sardegna. Quest’anno abbiamo partecipato proprio nello stand della Regione.
M: Perché avete deciso di partecipare?
V: L’aspetto commerciale è certamente quello fondamentale. La nostra azienda sta attuando una serie di sforzi per sviluppare il proprio mercato, in termini di opportunità e di internazionalizzazione. Noi siamo un’aziende di tipo artigianale, produciamo in particolare pane e dolci, e la fiera rappresenta un’ottima opportunità. Non và trascurato non trascurato poi il fatto che BIOFACH rappresenta un luogo di incontro e di confronto con altre realtà aziendali, cosa che è fondamentale per un’azienda, come la nostra, che vuole crescere.
M: Quale impressione avete avuto?
V: Ottima! Assolutamente! Molto positiva in termini di acquisizione di conoscenze e di confronto.
M: Avete avuto un buon riscontro da parte dei compratori?
V: Abbiamo avuto numerosi contatti e speriamo che almeno alcuni si concretizzino: può essere sufficiente un solo contatto, di buon livello, per garantire possibilità di sviluppo concreto per l’azienda.
M: Allora che dici, parteciperete ancora?
V: Sicuramente. Come ti dicevo la fiera rappresenta un’opportunità da non perdere. Una vetrina per i nostri prodotti regionali. Speriamo di avere una puntuale assistenza anche dall’AIAB per la partecipazione alle prossime edizioni.
M: Quest’anno, come sai, come AIAB Sardegna siamo riusciti solo a dare un contributo nell’ambito dello stand dell’AIAB federale, ma ci siamo dati come prossimo obiettivo una partecipazione più consistente. Speriamo di poter supportare ancora di più le aziende socie, come la vostra, e di ampliare l’interesse delle aziende sarde biologiche per questo tipo di eventi.
V: Ok! Allora ci conto! Grazie!
M: Grazie a te per la disponibilità!
V: A presto!
M: A presto!

Autore: Marco Greco (Vicepresidente AIAB Sardegna)
Categoria: Fiere


Presentazione dell’azienda a cura di Viviana Sirigu
“L’azienda si trova a Orroli nel Sarcidano, una regione della Sardegna centro-meridionale, in mezzo a una piana coltivata a grano e circondata da pascoli selvatici. Abbiamo anche il lago.
Nel nostro piccolo siamo famosi, per il Nuraghe Arrubiu (Nuraghe Rosso), il più grande dell’intera isola.
Ma da qualche tempo si parla di noi anche per un’altra ragione: la nostra longevità. In effetti in paese c’è una delle maggiori percentuali di centenari di tutta l’Italia. D’Europa, secondo alcuni studiosi. Una parte del segreto, dicono, sta nel nostro DNA. Così ci esaminano, curiosi e anche un po’ invidiosi. Chiedono ai nostri vecchi che vita abbiano fatto, cosa bevano e cosa mangino.
Certo è stata una vita semplice, all’aria aperta, rispondono. Certo è stata la serenità dei campi e la genuinità dei loro frutti.
Qui il grano lo maciniamo da sempre. In ogni capanna prenuragica c’era una piccola mola di pietra. E così abbiamo continuato a fare. Piccaperdas, ci chiamano in Sardegna.
Vuol dire “martella pietre”. Cioè scalpellini, perché eravamo maestri proprio nel costruire le mole. E anche oggi in paese continuiamo a macinare il grano con una mola di pietra, dal mugnaio. Sembra una favola, ma invece è proprio così.
E poi coltiviamo il grano migliore, la qualità “Senatore Cappelli”, quello con la punta delle ariste nera. Senza nessun tipo di aiuto chimico, di “medicina” come si dice qui “Biologico”, come dicono oggi: il nostro era già così senza saperlo.
Poi facciamo il pane in un modo diverso. Anzi sempre uguale. Noi per esempio usiamo un lievito che ha diverse centinaia d’anni. Sempre lo stesso: ogni giorno se ne conserva un pezzetto per fecondare il pane del giorno seguente. Da secoli. Madrighe (matrice), si chiama. Che vuol dire madre. Come facciamo a sapere che è così antico? Semplice:
di lievito di birra qui se ne è sentito parlare dopo l’ultima guerra, ma mia madre già faceva il pane, e lo faceva ancora col vecchio sistema, col “madre lievito”. Il lievito chimico non lo ha usato mai. Figuriamoci mia nonna e mia bisnonna, che neanche lo conoscevano.
Facciamo il pane e tutti i dolci della nostra tradizione con metodi antichi, con ingredienti sardi e col grano nostro. Quando dico nostro voglio dire quello del nostro campo, coltivato dalla mia famiglia. Magari non ci credete, ma non è uno scherzo e potete venire a controllare di persona. E le annate in cui non ci basta lo compriamo dai nostri vicini, qui in paese. Sempre  “Biologico certificato”: così si dice?
Noi vogliamo continuare le nostre tradizioni, che sono antiche e ci hanno fatto vivere bene per così tanto tempo.
Perciò ci siamo chiamati Kentos. Vuol dire “cento”, come gli anni dei nostri centenari.”
 

Viviana Sirigu

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